Archivio per la Categoria “Giov@ni e territori”

Titolo del progetto: Giov@ni & Territori

 

Progetto attuato da RUE – Risorse Umane Europa con il contributo del Servizio Pari Opportunità e Politiche Giovanili – L.R. 23 maggio 2007, n. 12 (Promozione della rappresentanza giovanile, coordinamento e sostegno delle iniziative a favore dei giovani) e successive modifiche, articolo 15, commi da 1 a 4, e relativo regolamento di attuazione emanato con decreto del Presidente della Regione 26 febbraio 2009, n. 052/ Pres.

Decreto della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Direzione Centrale Lavoro, Università e Ricerca -  decreto 1363 PO. PG. del 14 settembre 2009

Il laboratorio di ricerca – azione aperto da RUE- Risorse Umane Europa registra dal 2003 gli atteggiamenti diffusi nel territorio Regionale fra giovani laureandi e laureati, da tempo immersi in una condizione difforme rispetto alle generazioni precedenti  nel loro rapporto con il proprio percorso educativo formale ed informale, con le opportunità lavorative in crescente precarietà, con la transizione sociale e culturale indotta dagli allargamenti dell’ Unione Europea ( maggio 2004, gennaio 2007).

Se da un lato si manifestano in anticipo le tendenze innovative nella socializzazione e nell’orientamento delle proprie scelte , dall’altro crescono nel mondo giovanile le aspettative di auto – realizzazione e la ricerca di autonomia a fronte di maggiori difficoltà di inserimento nel contesto del mondo produttivo, a livello locale/globale.

 

La situazione peculiare della fase attuale accentua nel territorio locale queste criticità indotte dalla crisi dei mercati finanziari, esasperando la polarizzazione tra l’ampia percentuale di coloro che hanno una bassa scolarizzazione da un lato e, dall’altro,  di coloro che hanno un elevato grado di scolarizzazione.

Se le opportunità formative e lavorative transnazionali sono divenute parte integrante del percorso di molti giovani, nel momento in cui il normale intendimento di inserirsi nella struttura produttiva regionale prende corpo, si accentua la difficoltà di spendere crediti formativi, titoli didattici ed esperienze lavorative, modalità culturali e relazioni sociali  che sono state immesse nel personale curriculum vitae.

 

Difficoltà che può entrare in conflitto con l’attuale organizzazione sociale e culturale, portando alcuni  giovani ad assumere atteggiamenti di estraneità verso modelli tradizionali radicati nel territorio, ma fortemente scossi dalla crisi del settore produttivo.

 

Il progetto vuole contribuire alla prevenzione del deterioramento di aspettative e di potenzialità dei giovani laureandi e laureati, puntando sulla condivisione di strumenti e di percorsi in un momento nel quale le criticità vanno oltre le possibilità di intervento delle Istituzioni ed investono l’ organizzazione sociale complessiva, mettendo in crisi la coesione e la solidarietà.

Le giovani generazioni sono tra i soggetti più sensibili al disagio e a fenomeni di esclusione; la situazione che si è venuta a creare è delicata perché si innesta nel fenomeno di riconversione produttiva in atto nel territorio Regionale a partire dal 2002.

 

Giovani &Territori mira quindi ad essere un’iniziativa , di valore sociale e culturale,  che promuove e valorizza l’autonoma capacità ideativa e organizzativa, il diretto coinvolgimento e la partecipazione attiva di giovani laureandi delle sedi Universitarie di Udine, Gorizia,Trieste e laureati, in età 22 -29 anni, protagonisti delle diverse azioni in esso previste a contatto del territorio Regionale ( e allargato).

 

RUE- Risorse Umane Europa propone la condivisione di attività  che possano  essere fonte di una più sicura identificazione con il territorio Regionale, sperimentando :

-         un percorso di interazione che da un lato favorisca la diffusione e lo scambio di esperienze e conoscenze tra i partecipanti al progetto e dall’altro esprima un visibile valore, sociale e culturale

-          una rete di relazioni e di collaborazioni, anche nel territorio allargato, attraverso la realizzazione di attività  gestite e coordinate direttamente da giovani laureandi e laureati

-         il riconoscimento dei giovani laureandi e laureati come risorsa per la comunità e come soggetti di partecipazione attiva nel territorio Regionale su cui investire

-         capacità ideative e organizzative autonome dei giovani laureandi e laureati per  reagire e contenere le diverse forme di disagio sociale emergenti.

 

                      Per informazioni e per partecipare , scrivere a rue@quipo.it   oppure telefonare a 0432 227547 ( chiedere di Anna, Alessandro, Massimo)

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Al rientro dalla mia prima vacanza tra Romania e Turchia mi è stato chiesto di scrivere un breve resoconto su quelle che sono state le mie impressioni su quanto visto e visitato.

Avendo trascorso solo dieci brevi (ma intensi) giorni in questi due Paesi, ed avendo visitato due grandi città come Bucarest e Istanbul e un solo paese della campagna rumena, ho intuito e colto solo superficialmente i tratti e le caratteristiche chiave di questi ambienti e dei loro abitanti. Tuttavia, siccome ho avuto un’ottima guida al mio fianco, con la quale mi sono anche dilettata in considerazioni “socio-antropologiche”, proverò qui di seguito a delineare un breve quadro di quelle che sono state le differenze e le affinità riscontrare tra quei contesti ed il nostro.

 

La prima cosa che mi è balzata agli occhi all’arrivo a Bucarest è stata l’opacità dei colori: ci si ritrova inseriti in una realtà dalle tinte sbiadite e dai contorni non definiti, un notevole cambiamento di visuale per una persona abituata a vivere in un ambiente caratterizzato da colori sgargianti e da confini netti, segno di ordine e pulizia. La presenza di alti e grigi condomini privi di manutenzione da lungo tempo, i grovigli di fili elettrici presenti ovunque e la numerosa presenza di cani randagi, mi hanno dato l’impressione di una città che anni fa può aver conosciuto un considerevole boom economico e produttivo che però non ha avuto seguito, ciò che è stato prodotto e realizzato in un passato relativamente recente è stato come lasciato a sé stesso. Le nuove costruzioni sembrano essere solamente gli hotel di lusso, i casinò e altre strutture di tale calibro.

La vita pare scorrere come in una qualunque capitale europea, con persone che sembrano sempre sovrapensiero, chiacchierano al cellulare o ascoltano musica dal lettore mp3; non ho però avuto modo di interagire con gli autoctoni avendo trascorso qui due sole mezze giornate.

Tutt’altra accoglienza riserva invece Draganesti Olt., una cittadina di poco più di 12.000 abitanti situata in una delle regioni più povere del Paese. Qui si conoscono tutti, i bambini passano le giornate a giocare per le strade e ogni scusa è buona per cercare di fare amicizia. Non tutte le vie sono asfaltate e allo sfarzo delle grandi case dei Rom si contrappone l’umiltà della maggioranza delle abitazioni dei rumeni, alcune prive di acqua corrente e gas. Non è inusuale incrociare persone che si spostano utilizzando il calesse e la maggioranza delle auto che circolano è di modelli che da noi sono fuori produzione ormai da anni.

La vita sembra scorrere lenta, il lavoro scarseggia e molti si spostano nella capitale in cerca di fortuna.

 

Paradossalmente, molto più europea sembra invece Istanbul, brulicante di persone di ogni genere, piena di turisti e fornitissima di mezzi di trasporto pubblici.

Affascinante è stato il contatto con la realtà musulmana, il richiamo alla preghiera che si diffonde dai minareti, lo sfarzo di certe moschee ed i grandi spazi vuoti al loro interno. Anche la posizione ed il ruolo della donna mi hanno incuriosita molto: relegate ad appositi stretti spazi di preghiera nelle moschee ed obbligate a non usare l’acqua esterna per lavarsi e purificarsi, sembrano invece condurre una vita molto simile alla nostra nelle altre attività quotidiane, passeggiano nel giardino dell’Università mano nella mano con il fidanzato, chiacchierano con le amiche al bar, fanno shopping, etc.

Generalmente ho trovato sempre persone gentili, cortesi e disponibili, sebbene, ovviamente, nella zona turistica queste caratteristiche fossero ben più accentuate e visibili, e il turista, come ovunque, fosse considerato il cosiddetto pollo da attirare e spennare.

Interessante spunto di riflessione è stato anche il soggiorno in un quartiere povero della città, separato da una zona ricca da una trafficata strada a quattro corsie. Dal “lato povero” le vie erano affollate a qualsiasi ora del giorno e della notte, c’erano molti ambulanti e negozi, le persone erano gentili e collaboravano l’una con l’altra; dal “lato ricco” invece, soprattutto la sera, non c’era anima viva, porte e finestre dei condomini erano ben chiuse e c’erano poliziotti di guardia ai cancelli…

Impossibile non chiedersi quale dei due lati fosse il più ricco…

 

L’esperienza più bella che ho vissuto, però, non è tanto legata alle differenze riscontrate quanto piuttosto alle uguaglianze, alla soddisfazione ed al divertimento vissuti passando le serate assieme ai due turchi che ospitavano me, l’altra ragazza italiana e una polacca (compagne di viaggio), oltre che ad un brasiliano e ad un’americana. Serate trascorse sul divano a chiacchierare su film, musica, libri e viaggi come se ci conoscessimo da una vita, senza badare all’inglese improvvisato, ai diversi accenti o alle diverse sfumature della nostra pelle. Una manciata di persone provenienti dalle parti più disparate del modo che, nonostante abbiano convissuto per tre sole giornate, si sono lasciate con l’amaro in bocca.

 

Come accennato all’inizio, sono stati dieci giorni brevi ma decisamente intensi: vedere la povertà da vicino è sempre utile per ricordare che, in fondo, qui da noi si vive più che bene, e vivere le differenze è sempre utile per ricordare che sono molte di più le somiglianze, che la cultura è qualcosa di fluido e che etichettare le persone con termini e definizioni sbrigative, semplicemente, non ha alcun senso.

Posso garantire che almeno un’italiana, un turco, una polacca, un brasiliano ed un’americana in tutto il mondo ridono per le stesse cose e si emozionano allo stesso modo ascoltando una bella canzone.

 

Giorgia Pinzini

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Cenni storici dell’ Albania (Allegato Word)

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Allegato1

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M’boté !
Eh si,è così che si dice buon giorno nel mio paese.
Ops, scusami non mi sono presentato!
Io sono Kevin, studente di Scienze e Tecniche del Turismo all’Universita di Udine.
Sono in Italia da due anni , vengo dal Congo Brazzaville, un paese meraviglioso da non confondere
però con il Congo Kinshassa o Repubblica Democratica del Congo(RDC)(ex-Zaire).
Aspetta che te lo faccia conoscere!

Continua…

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La parola UKRAINA significa “zona di confine” il tradizione incrocio tra l’Europa e l’Asia . Confina con la Russia ,con la Bielorussia, con la Polonia , la Slovacchia ,l’Ungheria, la Romania e la Moldavia e con vaste aree del Mar Nero.
La Rivoluzione arancione fu costituita da una serie di proteste pacifiche che spinsero il governo all’annullamento delle elezione del 21 novembre 2004 .La corte suprema dell’Ucraina ordinò la ripetizione delle elezione il 26 dicembre 2004 e di investigare sui casi di frode elettorale. Juscenko fu quindi dichiarato vincitore il 10 gennaio 2005, dopo il fallimento di un’azione legale intentata da Janukovyc.
Il nuovo presidente si insediò il 23 gennaio 2005.
La politica dell’Ucraina si svolge in una repubblica democratica semi presidenziale , con sistema multipartitico. Il potere esecutivo è esercitato dal governo , mentre il potere legislativo dal Parlamento (Verkhovna Rada).
Il presidente viene eletto con voto popolare per un mandato di cinque anni. Il Presidente nomina il Primo Ministro , che deve essere confermato dal Parlamento. La Verkhovna Rada (Parlamento dell’Ucraina) conta 450 membri, eletti ogni cinque anni.
A partire dalla elezione del 2006 tutti i 450 membri della Verkhovna Rada sono eletti con il sistema proporzionale. Il Parlamento dà vita alla leggi, ratifica trattati e approva i bilanci.
L’Ucraina conta un gran numero di partiti politici, molti di piccole dimensioni. I piccoli partiti si uniscono di solito in coalizioni multipartitiche (blocchi elettorali) con lo scopo di partecipale alle elezioni parlamentari.
Negli ultimi anni l’Ucraina ha attuato cambiamenti che hanno permesso una rapida crescita economica. Particolarmente dinamici sono stati i comparti del commercio, trasporti,edilizia e costruzione e, nel’ industria il settore cartiero, settore dell’acciaio.
La crescita della produzione industriale nel 2007 è stata del 10,2% ; nel corso del primo semestre 2008 , l’economia dell’Ucraina ha conosciuto una crescita del PIL del 6,3%. Il settori industriali trainati dell’economia ucraina sono stati quelli: metallurgica, carbosiderurgico, chimica, settore dell’acciaio.
Le regioni produttrici di carbone nel Donbass,sono state più colpite dal collasso economico del paese, perche le miniere sono state costrette a chiudere in seguito al taglio del sussidi ed al minore costo delle importazioni.
La ristrutturazione comunque, è stata ostacolata dagli interessi costituiti sia burocratici che economici, contrari e modificare il sistema di pianificazione centrale.
La maggiori difficoltà che l’Ucraina si trova a fronteggiare restano legate al completamento del processo di privatizzazione e ristrutturazione del settore industriale,delle dimensioni del deficit pubblico e alla dipendenza del paese dalla fonti energetiche esterne.
Anche la privatizzazione e gli investimenti esteri hanno avuto un andamento molto lento rispetto al altri paesi ex-comunisti.
La relazioni economico-commerciali tra Italia ed Ucraina si sono intensificate soprattutto negli ultimi anni .Nel periodo 2001-2007 l’interscambio tra due paesi è cresciuto ad un tasso medio annuo del 26%, attestandosi nel 2007 sui 4,4 miliardi di euro. In Ucraina sono attive inoltre circa 380 aziende italiane, di cui circa 100 con una presenza consolidata.

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“I Love EU” è un giornale on line registrato dal Tribunale di Udine in data 2/9/06 n. 36/06.
Direttore responsabile Massimo De Liva. Realizzato da R.U.E. Risorse Umane Europa